Inattività

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Percentuale delle persone inattive in età da lavoro (15-64 anni).

Nel corso degli anni di crisi si è assistito ad un aumento della quota di popolazione che partecipa al mercato del lavoro piemontese così come nelle altre regioni del Nord.
Nel 2020 si misura un'inversione di tendenza: il tasso di inattività piemontese raggiunge il 30,1% della popolazione in età da lavoro e coinvolge in particolar modo le donne (36,6%). Le limitazioni legate al periodo di lockdown hanno reso più difficile intraprendere azioni attive di ricerca, o comunque rendersi disponibile a lavorare, per effetto dei maggiori carichi familiari (soprattutto per le donne con figli a seguito della chiusura delle scuole), della mancata attività di molti settori produttivi e delle forti limitazioni negli spostamenti. Pertanto, anche chi cercava attivamente lavoro prima dell'inizio del lockdown, a seguito dell’emergenza sanitaria in molti casi ha smesso di cercare. Tale popolazione assume nel 2020 una connotazione differente proprio perché la mancata ricerca e l’immediata disponibilità a iniziare un lavoro, date le cause di forza maggiore, non costituiscono necessariamente un mancato interesse a lavorare. Si configura dunque come un’anomalia dovuta all’eccezionalità dell’emergenza in corso che ha spostato gli individui non occupati da una condizione di attività (disoccupati) a una di inattività imposta dagli eventi.
Nelle province piemontesi il tasso è ugualmente in aumento: Torino, VCO, Alessanria e Vercelli mostrano il trend più negativo. Biella, Asti e Cuneo diversamente dal trend regionale, mostrano incrementi meno significativi.  

ISTAT, Indagine sulle forze di lavoro per le regioni e province italiane
EUROSTAT, elaborazione su dati dall'indagine UE sulle Forze lavoro (LFS), per le regioni straniere

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